Ma di che Europa parlano?

«_Del voto europeo (13 giugno) sono stati sottolineati la diserzione delle urne, la crescita degli antieuropei, il prevalere dei motivi nazionali. Del trattato costituzionale (18 giugno) è stato detto che non è una Costituzione_». Tommaso Padoa-Schioppa sull’Europa.

Deve preoccupare che oltre metà degli elettori sia stata a casa, che in Gran Bretagna quasi il 17% abbia chiesto l’uscita dall’Unione, che nei dieci nuovi Paesi la diserzione abbia toccato l’80%. Allo stesso modo, deve inquietarci che, a differenza di tutte le Costituzioni del mondo, quella dell’Europa preveda l’unanimità per decidere nei campi in cui pur si afferma competente. Nemmeno la nuova Costituzione, se già in vigore, avrebbe dato agli europei (divisi tra loro, si badi, non più dei britannici o degl’italiani) una politica comune sulla questione irachena. Si tradiscono i fatti ignorando che - dopo secoli di predominio nel mondo - a noi europei mancano oggi ordinamenti politici, capacità di decidere e risorse comuni anche solo per avere influenza oltre la porta di casa: perciò la nostra cultura e la nostra stessa sopravvivenza sono in pericolo. La retorica non ferma il declino. Altro che criticare l’America: dobbiamo vedere i nostri limiti e capire l’ostacolo che ancora ci separa da una compiuta unione politica.

Corriere della Sera