Nella tua storia un'altra storia c'è

«La sinistra può anche fare una politica di destra», è una frase attribuita a Gianni Agnelli. Quindi, tanto valeva partire da una fabbrica Fiat, per dire le cose che ha detto Veltroni. Seguono 6 mila e passa battute del discorso di Torino facilmente reperibili in qualsiasi altro discorso di… Berlusconi, o di Fini, tanto per dirne due:

  • Riunire l’Italia, farla sentire di nuovo una grande nazione, cosciente e orgogliosa di sé.

  • la coscienza che le comunità umane possono esistere e convivere solo con la libertà individuale e collettiva, con la piena libertà delle idee e la libertà di intraprendere.

  • Per sostenere che la pace, dove non c’è, non può essere difesa, ma va ricostruita.

  • la sinistra è (…) imprigionata, salvo eccezioni, in schemi che l’hanno fatta apparire vecchia e conservatrice, ideologica e chiusa. Ad una società in movimento, veloce, portatrice di domande e bisogni del tutto inediti, si è risposto con la logica dei “blocchi sociali” e della pura tutela di conquiste la cui difesa immobile finiva con il privare di diritti fondamentali altri pezzi di società.

  • Io qui oggi parlo non da uomo di partito e neanche da uomo di parte. Parlo da italiano.

  • La battaglia da sostenere, diceva Olof Palme, “non è contro la ricchezza, è contro la povertà”.

  • Non si può dire no all’alta velocità se poi l’alternativa è il traffico che inquina e la qualità della vita che peggiora perché per spostarsi ci vuole il doppio del tempo e il doppio dei consumi, il doppio dell’energia. Non si può dire di no al ciclo di smaltimento dei rifiuti moderno ed ecologicamente compatibile e lasciare che l’unica l’alternativa siano discariche a cielo aperto ed aria irrespirabile e nociva.

  • L’ambientalismo è l’unico campo in cui l’obiettivo più radicale è conservare: conservare un equilibrio naturale. Ma è anche l’unico campo in cui l’unico modo per conservare è innovare: dal ciclo di smaltimento dei rifiuti, appunto, alla possibilità di muoversi usando infrastrutture su ferro; dall’uso dell’energia solare all’idrogeno. Sono le conquiste scientifiche e tecnologiche a consentire, oggi, di difendere l’aria, l’acqua, la Terra.

  • So che l’artigiano, il commerciante, il piccolo imprenditore quando è leale col fisco - e lo sono i più - paga molto, troppo. So che trova insopportabili i costi che deve affrontare per rispondere ai mille adempimenti burocratici che sono la premessa del pagamento delle tasse. So che, ad esasperarlo, è la distanza tra ciò che paga e ciò che riceve in cambio, in termini di infrastrutture, di efficienza della Pubblica Amministrazione, di buon funzionamento del servizio giustizia e sicurezza. E so infine che questo imprenditore si trova spesso di fronte ad un’Amministrazione Finanziaria che chiede a lui puntualità e precisione per ogni adempimento, ma è tutto meno che puntuale e precisa quando deve ridare al contribuente quei crediti che - specie nel caso dell’Iva - si fanno invece attendere per anni.

  • Non è con gli odi di classe che si sconfigge l’evasione. E’, al contrario, attraverso il convincimento e l’adesione ad un comune progetto per la società. E’ attraverso la semplificazione del sistema tributario e dei suoi adempimenti.

  • Qui c’è il nodo cruciale delle infrastrutture: hai un bell’innalzare la produttività del lavoro in azienda, hai un bel curare l’innovazione costante del prodotto e del processo, quando poi il tuo competitore straniero ti batte perché la sua merce viaggia verso i mercati ad una velocità tripla, o quadrupla, rispetto alla tua. O quando il tuo competitore tedesco, per ricavare quel che si può dal fallimento di un suo creditore, in sede giudiziaria, deve aspettare meno della metà del tempo che devi aspettare tu, qui in Italia.

  • Non è solo questione di soldi. Per il servizio giustizia, in rapporto al Pil, spendiamo come gli altri partners europei. Ma otteniamo tanto di meno.

  • Quanto alle forme dell’imposizione fiscale, non c’è dubbio che oggi esista un grave squilibrio tra pressione sulla rendita da un lato e pressione sul lavoro e sull’impresa dall’altro.

  • valorizzare, soprattutto, il sistema dell’istruzione tecnica e professionale, per il quale il sistema delle imprese italiane esprime una domanda di circa 200 mila giovani qualificati all’anno, che spesso, e soprattutto al Nord, c’è difficoltà a reperire.

  • nessuno scrolli le spalle o definisca razzista un padre che si preoccupa di una figlia in un quartiere che non riconosce più. La sicurezza è un diritto fondamentale

  • Ma per chi ruba ai cittadini quel bene prezioso che è la serenità c’è solo una risposta, ed è la severità e la fermezza con cui pretendere che rispetti la legge e che paghi il giusto prezzo quando questo non accade, quale che sia la sua nazionalità. Chi viene qui per fare male agli altri o per sfruttare donne o bambini deve essere assicurato alla giustizia.

  • Più gente per strada, di questo c’è bisogno. Pensiamo solo a quale salto nei livelli di tutela della sicurezza delle persone e delle imprese si otterrebbe se tutto il personale che veste una divisa delle forze dell’ordine venisse liberato,

  • La democrazia invece è proprio questo: “decisione”. E’ ascolto, è condivisione. Ma alla fine, è decisione.

  • Perché se i parlamentari eletti direttamente sono 577 in Francia, 646 in Gran Bretagna, 614 in Germania e 435 negli Stati Uniti, in Italia ci devono essere mille tra deputati e senatori? Perché una legge deve passare, per essere approvata, una o due volte in due rami del Parlamento? Perché il governo non può vedere approvate o respinte le sue proposte di legge in un tempo certo? Perché il Presidente del Consiglio non ha il diritto di proporre lui al Presidente della Repubblica la nomina e la revoca dei ministri? Perché non ridurre, a tutti i livelli, la numerosità di tutti gli organismi elettivi? Perché, una volta sviluppato tutto il necessario confronto nelle Commissioni, non approvare la legge finanziaria senza lo stillicidio degli emendamenti in Aula?

  • Non possono passare anni per una decisione. Non possono essere decine di organismi a dare pareri, mettere veti, condizionare scelte. Non ci possono essere decine di istituzioni da cui un cittadino, un imprenditore o un amministratore deve passare prima di vedere realizzato un progetto. L’Italia è diventata il Paese in cui tutti, a tutti i livelli, hanno il diritto di mettere veti e nessuno ha il diritto di decidere.

  • Se c’è una cosa, (…) degli Stati Uniti, che dovremmo far nostra è quel principio di mobilità verso l’alto che è il cardine del modello americano. Chi è in basso deve poter salire.