Elogio di Time

Ogni tanto, tra le righe, qui scappa un complimento a Time, il newsmagazine americano, che da diversi mesi ha rivoluzionato tutto con un spirito che potrebbe riassumersi con: più qualità, meno quantità; la carta si integra col web. Non so a livello industriale, ma per ora, per questi tempi, a livello di prodotto sembra funzionare. Ecco, l’ultimo numero, è l’esempio classico di come dovrebbe essere (e che cosa dovrebbe contenere) oggi un settimanale d’informazione. Tipo:

Veloce: Time ha 60 pagine, pesa meno di un cellulare, pezzi corti, titoli chiari, caratteri leggibili e interlinea spaziosa. Non è la grafica più bella del mondo, ma è chiara ed essenziale.

Su misura: forse non è l’aggettivo l’espressione giusta, ma uno dei più grandi problemi editoriali oggi è far aderire la forma del giornale ai suoi contenuti. Far combaciare la forma di un servizio con il modo in cui un lettore lo vorrebbe.

Selettivo: la vecchia regola nelle riviste era “mettiamoci tutto, qualcosa piacerà”. Time invece sceglie: sceglie le notizie che non possono non esserci, sceglie su che cosa puntare in ogni sezione del giornale, sceglie di fare un patto con il lettore (“crediamo che tu debba sapere questo, seguici”). Insomma, non getta le reti, pesca con l’amo (e butta in mare i pesci piccoli che tira su). Spinge a leggere tutto. I nostro giornali, per lo più, vanno sfogliati, e fanno casino abbastanza (quando lo fanno) da mandare un comunicato stampa, fare un seguito, prendere una querela e - però - dare origine a un grigissimo ordine del giorno di qualche parlamentare senza idee.

Ricco: le foto belle si pagano, i buoni articoli si pagano, gli opinionisti si pagano ma su carta scrivono quando hanno qualcosa da scrivere (per le opinioni brevi, buttate lì o da breaking news c’è il sito del giornale). La pubblicità è poca, solo grandi gruppi, poche marchette. Costa (in edicola quasi 5 dollari, 4,20 euro).

Pesante: non è un giornale di scoop, ma è informato, ed è “fair”. I nostri settimanali rincorrono, bene o male, quello che è successo. O provano a sparigliare. Invece Time “riporta”, racconta, sceglie una strada, prova a sciogliere i nodi. Che si tratti di Rangoon o dell’ex di Paris Hilton che s’è sposato Pamela Anderson.

Non ammiccante: mai (vabbè, statisticamente l’espressione giusta è “quasi mai”) un occhiolino al lettore, una genuflessione al potente, un commento tra le righe.

Time