I miei 5 libri preferiti del 2019

È stato un anno di molte letture. Moltissime sul Giappone, che ho visitato in giugno. Moltissime sul mondo della cucina, che mi appassiona sempre per essere un universo di grandi fallimenti e rinascite, organizzazione in brigata e caos interiore. Non sono però tutte in questo elenco, in cui vanno i cinque libri - quasi nessuno veramente del 2019 - che per un motivo o per un altro mi hanno dato qualcosa in più. E che consiglierei a chiunque.

I MIEI 5 LIBRI DELL’ANNO
(anche se non sono tutti di quest’anno e anche se non me l’ha chiesto nessuno)

Pazzi coi coltelli

La mia seconda vita tra zucchero e cannella
di Verena Lugert (Astoria)
Il titolo originale era 100 volte meglio: Pazzi coi coltelli. Trattasi dell’apprendistato di una giornalista che lascia la scrittura, si diploma in una scuola d’arte culinaria e conosce la durissima vita di chi lavora in cucina. Il capitolo in cui impara l’importanza di una corretta “mise en place” (che non è l’apparecchiare, ma la ragionata preparazione inventariata delle basi di ogni piatto) dovrebbe essere imparata da chiunque lavori in un’organizzazione complessa. Insomma, da chiunque lavori. Tanto che io ne ho ricavato dei moduli da psicopatico da fornire ai colleghi prima di una riunione (ma poi mi faceva troppo psicopatico e quindi li ho tenuti per me)(ma ci sono se li volete).
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Serotonina

Sérotonine
di Michel Houellebecq (Flammarion | La Nave di Teseo)
Ma che vi devo dire su Houellebecq, uno che o lo ami o lo odi e io lo amo? Quando ne avevamo parlato su Grazia, in gennaio, la scrittrice Marina Valensise aveva raccontato il protagonista così:

Non solo l’amore, ma l’amicizia illumina l’esistenza fallimentare di questo solitario, che tenta di promuovere l’export dei formaggi normanni, scopre la perversione di un ornitologo pedofilo che si eccita filmando una bambina di dieci anni, e si ritrova nel pieno dramma degli allevatori vessati dal dogma del libero mercato che getta allo sbaraglio l’amico di una vita Aymeric d’Harcourt, ultimo discendente di un compagno d’armi di Guglielmo il Conquistatore, ormai sul lastrico per le quote latte, e disperato per l’abbandono dalla moglie, fuggita a Londra con le due figlie, al seguito di un grande pianista.

Dentro ci sono la crisi della società che non è più quella che conoscevamo, l’infrangersi dei sogni illuminati europeisti e una splendida quanto spietata teoria sull’inadeguatezza degli uomini occidentali rispetto alle loro controparti femminili di oggi (arrivate al capitolo in cui si parla di moldave e togolesi e capirete).
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I ragazzi della Nickel

I ragazzi della Nickel
di Colson Whitehead (Mondadori)
Questo è il romanzo su cui bisogna essere seri. Perché racconta una storia di ingiustizia e segregazione razziale nell’America degli Anni 60. Si parla dei riformatori dove i neri diventavano lavoratori forzati, puniti fino a morire, cancellati da un’esistenza dignitosa. Potrebbe essere una serie tv di Netflix, per ora è il romanzo su una delle troppe storie vere di un’America che somiglia al mondo quando il mondo fa orrore. Va letto fino alla fine causa grande trovata dell’autore. Poi andatevi a recuperare John Henry Festival, sempre di Colson, soprattutto se siete giornalisti.
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21 lessons

21 Lessons for the 21st Century
di Yuval Noah Harari (Spiegel & Grau | Bompiani)

Quest’uomo che viene citato da chiunque ha scritto effettivamente il libro del decennio. Andrebbe fatto leggere nelle scuole per capire i nostri possibili futuri, l’avvento della intelligenza artificiale e la trasformazione dei nostri diritti. Se c’è un qualche nuovo Illuminismo, sicuramente è tra le righe di questo libro. O in frasi come questa:

as Big Data algorithms might extinguish liberty, they might simultaneously create the most unequal societies that ever existed. All wealth and power might be concentrated in the hands of a tiny elite, while most people will suffer not from exploitation, but from something far worse – irrelevance.

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La grande traversata

La grande traversata
di Miura Shion (Einaudi)
E quindi perché mai uno dovrebbe leggere un libro giapponese che parla del tema più intraducibile, ovvero la scelta dei lemmi da inserire in un dizionario? Neanche un nerd come il protagonista, forse, lo leggerebbe. Eppure questa storia che è stata un anime, ma anche un film, è stata una delle chiavi di lettura che mi sono state più utili per il mio viaggio in Giappone della scorsa estate. Ma anche se non hai una vacanza in Oriente all’orizzonte, La grande traversata ti porta a scoprire il codice sorgente di un popolo affascinante, a ritrovare il piacere dell’analogico sul digitale, a sognare di dividere la tua vita con una donna (una chef) capace di leggerti nel cuore quando non trovi le parole, anche se hai passato tutta la vita a cercare quelle giuste.

L’arte della cucina e quella delle parole non hanno mai fine, sono discipline eterne. E non avranno mai fine neanche i miei pensieri per te.

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C’è un sesto libro a cui tengo in questo 2019: Diventa autore della tua vita di Francesco Paulo Marconi, il perché l’ho già spiegato qui.